Normativa

I gas refrigeranti (CFC, HCFC, Halon e HFC) sono ampiamente utilizzati nelle applicazioni del settore della refrigerazione e del condizionamento. Tali sostanze sono considerate “gas serra” e, pertanto, se liberate in atmosfera, contribuiscono al riscaldamento globale. CFC, HCFC e Halon, inoltre, sono anche responsabili del deterioramento della fascia d’ozono stratosferico.

Queste sostanze sono oggetto di diversi provvedimenti legislativi di origine nazionale o comunitaria. Nonostante la diversa base giuridica, lo spirito di tutte le norme mira a favorire l’eliminazione graduale dell’uso dei prodotti più dannosi per l’ambiente (CFC, HCFC e Halon), favorire il recupero di tutti i refrigeranti e ridurre le perdite degli impianti attraverso controlli accurati.

E’ però importante rilevare che tutti i refrigeranti estratti da apparecchiature e impianti dismessi sono assoggettati sia alla normativa di riferimento per ciascuna classe di sostanze, sia alle disposizioni che riguardano la gestione dei rifiuti speciali pericolosi prevista dal D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 e successive modificazioni. I refrigeranti di scarto, infatti, sono infatti censiti nel Catasto Europeo dei Rifiuti con i codici 140601* (CFC, HCFC e HFC) oppure 160504* (gas in contenitori a pressione – compresi gli Halon – contenenti sostanze pericolose).

I gas lesivi per l’ozono sono regolati dal Regolamento Europeo (CE) 1005/2009, dalla Legge 549/93 e successive modificazioni, dai D.M. 3 ottobre 2001 e D.M. 20 dicembre 2005. Le sanzioni, invece, sono previste dal D.Lgs 13 settembre 2013, n. 108. Pesanti sono le sanzioni stabilite per i contravventori. Tra esse spiccano la sanzione amministrativa pecuniaria fino a 130.000 euro, prevista dall’art. 13, per il mancato recupero delle sostanze controllate durante le operazioni di manutenzione. Il medesimo art. 13, inoltre, punisce con una sanzione fino a 150.000 euro chi effettua il recupero, il riciclo e la rigenerazione delle sostanze lesive senza aver concluso un accordo di programma con i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico.

Il Regolamento (CE) 1005/2009 vieta la produzione, l’immissione sul mercato e l’uso di tutte le controllate e dei prodotti e apparecchiature che contengono o dipendono da tali sostanze, prevedendo particolari eccezioni (usi critici, usi di laboratorio, agenti di processo e materie prime). Altra eccezione degna di nota riguarda l’uso e l’immissione sul mercato di HCFC riciclati o rigenerati che è consentito fino al 31 dicembre 2014 limitatamente alla manutenzione e assistenza delle apparecchiature di refrigerazione e condizionamento d’aria e di pompe di calore esistenti, alle condizioni previste negli articoli 11(3) e 11(4) del Regolamento. Gli HCFC possono essere presenti solo negli impianti di refrigerazione e condizionamento d’aria e di pompe di calore esistenti, ne è proibito l’uso e, cioè, il loro impiego nella manutenzione e assistenza, compresa la ricarica.

La legge n. 549 del 28 dicembre 1993, modificata dalla legge n. 179 del 16 giugno 1997, ha, invece, lo scopo di favorire la cessazione dell’impiego delle sostanze lesive dell’ozono stratosferico e di prevenire o ridurre le loro emissioni in atmosfera. A tal fine, la legge disciplina, fra l’altro, le fasi di raccolta, riciclo e smaltimento di tali sostanze. In particolare, è previsto che le attività di recupero, riciclo, rigenerazione e distruzione delle sostanze ozono lesive contenute in apparecchiature e impianti siano eseguite esclusivamente dai Centri di Raccolta Autorizzati ai sensi della medesima legge sia nel caso in cui i gas siano estratti durante la manutenzione oppure a fine vita delle apparecchiature o degli impianti.

I successivi decreti attuativi hanno disciplinato le procedure per la stipula e i contenuti degli accordi di programma e gli obblighi dei Centri di Raccolta (D.M. 3 ottobre 2001 e D.M. 20 dicembre 2005), nonché le norme tecniche per le operazioni di estrazione dei gas contenuti nelle apparecchiature ed impianti (D.M. 20 settembre 2002 e D.P.R. 15 febbraio 2006 n.147).

Gli HFC, invece, non essendo sostanze lesive per l’ozono, sono disciplinati dal Regolamento Europeo (CE) 842/2006 sostituito dal Regolamento Europeo (UE) 517/2014. La disciplina sanzionatoria posta dal D.Lgs 5 marzo 2013, n. 26, attualmente in vigore, fa riferimento al Regolamento Europeo (CE) 842/2006.